CORSPORT (M. Evangelisti) – Forse è solo caso e caos e disordine cosmico. A guardare da lontano sembra destino. Tutta la sfortuna del mondo, quella poca che può capitare in una gara sportiva quando si tratta solo di vincere o perdere, in poco più di una settimana si rovescia su Fernando Alonso, gli accartoccia la macchina, gli blocca la sospensione proprio mentre viaggiava leggero verso la pole, e poi lo lascia libero di colpo, scaraventandosi sui suoi avversari. Alla fine delle due gare che potevano sconvolgere il Mondiale tutto ricomincia quasi esattamente dallo stesso punto, con lo spagnolo in testa e in fuga, 40 punti di vantaggio dieci giorni fa, 37 adesso.
La storia non è così innamorata di se stessa da replicarsi e infatti laddove dietro Alonso c’era Webber ora c’è Hamilton e lì a un millimetro Raikkonen che si è mimetizzato all’interno della classifica e sale, sale senza essere visto, e ancora a un altro millimetro Vettel. Tre inseguitori in tre punti, altro che disordine cosmico, eppure Alonso è l’unico a mantenere la lucidità e la razionalità e la tattica e il piano originario qualsiasi cosa accada. Parte decimo, rotola come un’onda lieve e inarrestabile fino al secondo posto, alle spalle di Hamilton che va via dalla pole e a pista libera non deve fare altro che applicare il ritmo naturale della sua McLaren.
Lewis sa guidare quanto Fernando. I due se lo riconoscono dopo l’arrivo sfiorandosi l’un l’altro la mano destra, in un gesto privo d’amicizia e di ostilità. La rimonta di Alonso al suono dei tamburi di Monza, facilitata da Massa che naturalmente si sposta al momento opportuno, non si completa perché Hamilton ha troppo vantaggio e anche perché nel finale dalle nebbie assolate alle spalle dei primi fuoriesce Sergio Perez. Il messicano della Sauber, allievo e membro efettivo dell’Accademia Ferrari, ha di questi momenti artistici. In Malesia aveva preferito lasciarsi opportunamente prendere dal nervosismo permettendo ad Alonso di vincere la corsa. Ieri nessuna esitazione e nessuna pietà. Se esistesse il recupero come negli sport di palla avrebbe ingoiato anche Hamilton.
E’ il paradosso delle gomme sensibili di quest’anno: capita che sia meglio partire fuori dei primi dieci, usare pneumatici in sequenze originali e trovarsi nel finale con le ruote ben piantate in terra. Alonso a sette giri dal termine si è trovato nella condizione di maledire molti piccoli incovenienti, un duello con Vettel che ha portato alla corretta anche se forse non giusta penalizzazione di quest’ultimo, un’incrinatura nella zona delle sospensioni posteriori conseguenza di una passeggiatina fuori pista proprio durante quel confronto diretto, la perdita dei dati della telemetria per un blackout che ha gettato nello sconforto i box della Ferrari per una quindicina di giri.
(…)
