Home » rassegna » Lippi: “Juve, hai testa e cuore: col Cagliari non fallirai. Pirlo-Vidal-Marchisio? Eccellenti. Top player? Serve anche una rosa omogenea”

TUTTOSPORT - Max Allegri ha dichiarato che la lotta scudetto si deciderà oggi ed è difficile confutare la sua tesi. Secondo lei, Marcello Lippi, cosa accadrà in serata tra Milano e Trieste?
«In teoria può succedere di tutto, ma per il MIlan il derby è un’incognita. Mentre faccio fatica a pensare che la Juve, dopo la sventura di mercoledì, si faccia scappare la vittoria contro il Cagliari. Concordo comunque con Allegri: se dovessero vincere entrambe, non sarà poi l’ultima giornata a modificare la classifica».

Dunque siamo all’atto decisivo. Lei di vigilie ne ha vissute tante, può dirci come si fa a trasmettere il giusto equilibrio mentale al proprio gruppo?
«Non c’è bisogno di fare nulla. La Juve strada facendo ha raggiunto il giusto livello di convinzione e autostima. Ed è normale che insieme alla crescita tecnica e mentale, crescano pure gli obiettivi».

Però molti giocatori della rosa di Conte sono alla prima grande occasione della vita. Non rischiano di accumulare troppa tensione?
«Non credo al cosiddetto braccino corto. Questa Juve ha testa e cuore e c’è la voglia di chiudere al meglio la magnifica cavalcata. Il pari con il Lecce è davvero frutto dell’imponderabile».

Si ricorda chi segnò il primo gol bianconero in campionato nel 94-95, l’anno del suo primo scudetto?
«Mi faccia pensare. Giocavamo a Brescia e fu… Conte. Già segnò proprio Antonio».

E da chi subiste l’ultimo gol nello stesso campionato?
«Questo non lo ricordo».

Da Massimiliano Allegri, al tempo proprio giocatore del Cagliari. Ma la partita la vinse la Juve e pure lo scudetto.
«Davvero? Curiosa questa cosa, è come se fosse frutto di un disegno del destino».

In quella Juve il giocatore più presente fu Ravanelli. Conte ha un giocatore simile?
«Se ci riferiamo alla totale applicazione, devo dire che i miei attaccanti e quelli di Conte hanno in comune la predisposizione al lavoro. Dal punto di vista tecnico Pepe si avvicina un po’ a Ravanelli, pur essendo meno attaccante».

Vincere uno scudetto dopo molti anni è un’impresa, a lei servì per avviare un ciclo vincente. Come si rimane in alto?
«Anche se alla Champions puoi qualificarti comunque, il primo passo consiste certamente nel primeggiare nel proprio campionato. Dopo bisogna creare una rosa capace di reggere il doppio impegno, perché la musica cambia giocando campionato e Champions».

Quindi più che il top player, serve una rosa omogenea?
«Le due cose vanno di pari passo e mi pare, a leggere le dichiarazioni dei dirigenti, che l’obiettivo sia proprio quello di rinforzare tutti i reparti».

Vidal, Pirlo, Marchisio. E’ il centrocampo perfetto?
«Effettivamente viene difficile pensare a un centrocampo più forte, anche a livello internazionale. Barça, Real e…».

Siamo a livelli d’eccellenza.
«Il centrocampo della Juve lo è. Su Pirlo non c’erano dubbi, gli altri due sono cresciuti tanto e ora sono splendide realtà».

Buffon come avrà passato questa settimana?
«Gigi ha la soddisfazione di essere ritornato quello dei tempi migliori, ovvero il miglior portiere al mondo. E quando a sbagliare è il migliore al mondo, l’errore fa scalpore. E’ un fatto inevitabile. Ricordo il primo anno del mio secondo ciclo juventino, quello in cui arrivarono Thuram, Nedved, e appunto Buffon. Alla prima giornata giocavamo contro il Chievo. Gigi si fece scappare un pallone e Marazzina segnò. A fine partita gli dissi le stesse parole: un errore del migliore si nota di più. Lo feci con il sorriso sulle labbra. Anche perché eravamo alla prima giornata e avevamo vinto… Ovviamente il contesto mercoledì scorso era un po’ diverso, ma Buffon è un fuoriclasse e reagirà bene».

Siamo al penultimo capitolo del campionato. Qual è il suo giudizio su quanto abbiamo visto?
«La faccia positiva della stagione è sicuramente quella della Juve, che ha bruciato le tappe nella sua crescita. Complice, anche, la fine del ciclo nerazzurro e le distrazioni del Napoli, che nella prima, fantastica, parte della sua stagione si è concentrato sulla Champions, trascurando inconsciamente il campionato. Pure la miriade di infortuni del Milan hanno inciso. Ma se la Juve alla fine vincerà lo scudetto, ci avrà messo molto di suo».

E’ anche il campionato del fallimento del nuovo calcio di Luis Enrique.
«Luis Enrique è una figura che mi piace per coerenza e modo di fare. E mi è piaciuta pure la società Roma, nuova eppure capace di difendere le proprie scelte. Fatto sta che non sono arrivati i risultati e quella è una piazza esigente. Adesso Luis Enrique lo vedo molto nervoso, dà l’impressione di vivere una grande amarezza, di essere davvero a fine corsa. Eppure a me piace».

Lei sarà a Torino per Juve-Atalanta?
«No, sono in Spagna con la famiglia e le partite le guardo in tv. Il prossimo stadio in cui entrerò non sarà italiano».

Sta per farci un annuncio?
«No, ma sono in contatto con diverse federazioni. A breve…».